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Sarajevo, 29. listopada 2005. (KTA)



BOSNIA ED ERZEGOVINA - FOCOLAIO DI INSTABILITA' E MINACCIA ALLA PACE OPPURE FUTURO MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA


Con l'accordo di Dayton del 1995 Stato della Bosnia ed Erzegovina, riconosciuto internazionalmente e nato dalla dissoluzione della ex-Repubblica Socialista Federativa Jugoslava, è stato diviso in due entità: Federazione della Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba. Tale iniqua divisione del paese ha legittimato de facto la legge del più forte e non la legge del diritto, il che ha avuto come risultato la non funzionalità e la insostenibilità dell'ordinamento civile dello Stato. Sebbene sia comunemente condivisa l'opinione nel paese e tra i rappresentanti della comunità internazionale coinvo1ti nella preparazione del futuro di questa terra che l'accordo di Dayton ha, si, fermato la guerra nel paese, ma non ha portato una pace giusta e duratura per i tre popoli costitutivi Bosniaci, Serbi e Croati, tuttavia mo1ti uomini politici internazionali ed alcuni locali lo hanno interpretato come "un fatto intoccabile". Perciò in questi dieci anni dopo Dayton e mancato un serio dialogo circa i necessari cambiamenti costituzionali atti a conseguire la desiderata pace duratura nel paese e al tempo stesso l'idoneità del paese a entrare nell'integrazione europea come uno Stato civile, democratico, pluralistico (multietnico, mu1ticulturale, mu1tireligioso), con a1ti standard dei diritti umani e delle libertà.

L'attuale ordinamento politico di questo stato mu1tinazionale secondo un duplice standard che si manifesta nell'esistenza di tre diverse costituzioni - due per le due entità e uno per l'intero Stato - che sono in disaccordo tra di loro, ha come conseguenza l'impossibilità del funzionamento della Bosnia ed Erzegovina e ne ostacola il desiderato e necessario sviluppo democratico. Invece dello sviluppo e dell'integrazione, secondo tutte le analisi più serie la società bosniaco-erzegovinese si trova ora, a dieci anni dall'accordo di Dayton, in una crisi politico-sociale pio profonda che non all'epoca della sua sottoscrizione.

La situazione del popolo Croato

L'accettazione di tale iniquo ordinamento con cui i tre popoli costitutivi della BiH Bosniaci, Serbi, Croati - sono collocati in due entità politiche, e non in modo uniforme, ha danneggiato soprattutto gli appartenenti al popolo Croato i cui rappresentanti hanno sottoscritto sempre quanto richiesto dai rappresentanti della comunità internazionale per porre termine alla tragedia della BiH. Sebbene siano i meno numerosi e le vittime più grandi della guerra (USIA) - infatti il 67 % dei Croati è stato cacciato via e finora ne è ritornato solamente il 13%, e purtroppo sono vittime dell'accordo di Dayton perché come popolo costitutivo non hanno nemmeno i diritti delle minoranze - I Croati quale popolo pio antico della BiH rec1amano solo di essere equiparati nei diritti e nei doveri agli a1tri due popoli di questo paese. Con le disposizioni di Dayton sono stati abrogati gli accordi e i meccanismi protettivi dell'accordo di Washington e così si è reso possibile che i Bosniaci, nell'entità della Federazione BiH, e i Serbi nell'entità della Repubblica Serba emanano le leggi con la semplice maggioranza, senza riguardo alle posizioni e richieste dei Croati. Vengono convocate le riunioni del Governo e del Parlamento e prese le decisioni senza e contro i rappresentanti Croati negli organi del potere.

Dopo la guerra per molti anni il carattere costitutivo di ciascun popolo veniva interpretato in tal modo che nella Repubblica Serba erano costitutivi solo i Serbi e nella Federazione BiH solo i Bosniaci e i Croati. Tale era la situazione fino alla sentenza della Corte Costituzionale del 2000 che ha deciso che tutti e tre i popoli sono ugualmente costitutivi in ogni parte della BiH. Questa decisione, però, in pratica non viene applicata in mo1ti segmenti importanti. Per esempio, nella BiH vengono eletti tre membri della Presidenza statale che sono la suprema autorità esecutiva nel paese. Nella Repubblica Serba viene eletto il membro serbo della Presidenza, nella Federazione BiH vengono eletti il membro croato e bosniaco della Presidenza. Ciò significa che il Croato o il Bosniaco che vive nella Repubblica Serba, e il Serbo che vive nella Federazione BiH non hanno il diritto di essere candidati a membri della Presidenza statale, il che è una diretta violazione della Convenzione europea dei diritti umani la quale definisce il diritto di ogni persona a eleggere ed essere eletta negli organi del potere.

Con il pretesto di voler cambiare tale situazione e correggere l'ingiustizia, l' Alto Rappresentante Wolfgang Petritsch nel 2002 cerco di attuare la sentenza della Corte Costituzionale circa il carattere costitutivo dei tre popoli e dichiarò ( anzi, impose) i cambiamenti costituzionali nella Federazione BiH, e (invitò) i politici della Repubblica Serba a fare da soli i cambiamenti cosmetici alla costituzione della Repubblica Serba. L'applicazione di tali cambiamenti costitutivi peggiorò radicalmente in tutta la BiH la posizione giuridica dei Croati quale uno dei popoli costitutivi. In base all'accordo di Dayton, nella Federazione BiH i Croati erano, almeno in linea di principio, giuridicamente eguali perchè negli organi più alti del potere erano rappresentati equamente come i Bosniaci. Con i cambiamenti costituzionali di Petritsch si introduce la chiave per cui , ad esempio, il Governo della Repubblica Serba è composto da 9 Serbi, 5 Bosniaci e 3 Croati. Dunque, tale entità resta "nelle mani" dei Serbi perché nelle votazioni possono democraticamente prevaricare i Croati e Bosniaci presi insieme. La posizione dei Croati in questo caso non è mutata in relazione alle disposizioni di Dayton. La loro posizione, però, muta completamente nella Federazione BiH, perche il Governo è composto da 9 Bosniaci, 5 Croati e 3 Serbi per cui la Federazione BiH passa "nelle mani" dei Bosniaci. Che cosa ciò comporti nella prassi lo si vede in occasione della emanazione di qualsiasi legge, anche di quelle di interesse vitale per il popolo Croato. Dopo che il Parlamento della Federazione BiH approva anche tali leggi (scuola, media, polizia...) con la votazione a maggioranza assicurata, la legge non entra in vigore fintanto che non venga approvata dalla Camera dei popoli della BiH, dove i rappresentanti dei popoli hanno il diritto di veto motivandolo con gli interessi nazionali vitali. Tuttavia, anche in questo caso la situazione è risolta solo apparentemente, perché dopo il richiamo agli interessi nazionali vitali di ciascun popolo non decide la Camera dei popoli ma in ultima analisi la Commissione istituita nell'ambito della Corte Costituzionale della Federazione BiH. Ma nella Corte Costituzionale i membri vengono eletti in modo che il popolo maggioritario ha più membri. Nella Repubblica Serba non è stato nemmeno istituito il Parlamento a due Camere come invece nella Federazione BiH o come nello Stato BiH, ma accanto al Parlamento della Repubblica Serba è stato istituito il Consiglio dei popoli con poteri molto minori della Camera dei popoli in BiH o nella Federazione BiH. Da ciò risulta evidente che nei Governi e nei Parlamenti di ambedue le entità si possono prendere tutte le decisioni senza i Croati, anche contro di essi.

L'accordo di Dayton ha concesso ai cantoni nella Federazione BiH determinate competenze in base alle quali i Croati possono almeno in parte praticare e realizzare il loro carattere di popolo costitutivo e attuare l'uguaglianza giuridica in alcuni segmenti. Ma ora, dopo i cambiamenti costituzionali imposti, il Parlamento della Federazione BiH, in cui hanno il pieno dominio le elites politiche bosniache, emana provvedimenti con cui continuamente toglie queste competenze. In tale modo si minaccia indirettamente ma sostanzialmente lo status del popolo Croato anche nella Federazione BiH (per non parlare della Repubblica Serba). Perciò e incomprensibile la proposta della cd. "Commissione Veneziana" che propone l'abolizione dei cantoni e il rafforzamento delle entità. Ciò significherebbe un diretto appoggio alla divisione della BiH nelle entità serba e bosniaca - in uno stato da cui dovrebbero sparire i Croati che già solamente con l'accordo di Dayton e la sua applicazione in BiH sono vitalmente ed anche biologicamente minacciati, per cui è in questione la loro esistenza. I membri di questa e altre simili commissioni, seguendo il percorso dell'iniquo accordo di Dayton e della sua ancor più ingiusta attuazione, forse senza saperlo e senza volerlo distruggono definitivamente il carattere multietnico dello Stato BiH, dando così nuovi motivi alle tensioni nazionalistiche nei Balcani.

Oltre che a livello dello Stato e delle entità, la non uguaglianza giuridica del popolo Croato rispetto agli altri due popoli si può vedere anche nell'esempio della città di Mostar che e l'unico centro regionale, economico e politico in cui i Croati potrebbero avere una (relativa) dominazione politica quale hanno i Bosniaci a Sarajevo, Tuzla o Zenica, e i Serbi a Banja Luka, Doboj, o Bijeljina, e questo non è un caso. A differenza di tutte le città menzionate e di tutte le altre città e comuni nella BiH, perché solo Mostar ha dei limiti nella rappresentatività dei popoli costitutivi?

Si vuole un BiH come stato democratico e multinazionale?

Nella BiH si difende ed esiste oppure cade definitivamente il principio dello stato-multiplo. Molti abitanti della Bosnia ed Erzegovina, che sono stati espulsi e sono costretti a vivere in altri paesi, dimostrano con il loro esempio che sono capaci di vivere negli stati democratici bene ordinati. Tale è la convinzione anche della maggioranza della popolazione che attualmente è rimasta ancora nel paese e che certamente vuole ed è capace di vivere insieme per costruire questa terra come uno stato multinazionale, multiculturale e multiconfessionale. I cittadini e i popoli della BiH hanno il diritto ad un quadro giuridico giusto e al sostegno non ambiguo nell'attuazione dell'uguaglianza giuridica di tutti e tre i
popoli nonché alla garanzia di tutti i diritti e libertà umani personali e civili.

Certamente la posizione costituzionale-giuridica del popolo Croato, e con ciò anche degli altri due popoli nella BiH, sarà ordinata più giustamente e qualitativamente in uno stato unitario. indiviso e decentralizzato senza l'attuale divisione in entità. Tale marcata decentralizzazione della Bosnia ed Erzegovina dovrebbe andare in due direzioni: verso il livello di potere comunale e regionale. Il potere a livello comunale dovrebbe formarsi proporzionalmente in base al principio "un uomo un voto" e questo è il livello in cui si attuerebbe il potere civile della società. Il potere a livello regionale o federale dovrebbe essere limitato in modo da disporre una rappresentatività minimale di ciascuno dei tre popoli costitutivi nel potere legislativo ed esecutivo.

I comuni come unità amministrative esistono già e potrebbero in gran parte continuare a funzionare nella forma attuale, mentre questo non e il caso con le regioni. Invece di mantenere l'attuale deforme e ingiusta sproporzione con le due entità e dieci cantoni in una di esse, si dovrebbe procedere alla ristrutturazione del potere a livello regionale. Uno dei possibili modelli potrebbe essere il seguente: la Bosnia ed Erzegovina strutturata in 4 cantoni (rispettivamente regioni, province, distretti, unità federali...): Sarajevo, Banjaluka, Mostar e Tuzla con i confini definiti secondo criteri economici, di comunicazione e traffico, naturali, storici, geografici e (in più) di natura nazionale. Si potrebbero prendere, per esempio, con eventuali correzioni le regioni come sono gia state formate dalla missione OSCE nella BiH per le necessità della propria attività. Sarebbe tuttavia assai importante disporre che in ciascuno dei 4 cantoni ( regioni, unità federali ecc.) ogni popolo costitutivo debba avere almeno il 30% di partecipazione nel potere legislativo ed esecutivo, così che i membri di un popolo non possano mai prevaricare nella votazione sui membri degli altri due popoli.

Conclusione

I cittadini ed i popoli della BiH nel corso della storia sono stati spesso vittime di molti regimi totalitari e di varie dominazioni. L'attuale popolazione di questo paese porta i traumi del comunismo che è terminato con una crudele e insensata guerra. Quando abbiamo cominciato a sperare nella pace e nella democrazia siamo diventati una singolare vittima della pace ingiusta. Il decennio dopo l'accordo di pace di Dayton ha dimostrato più che evidentemente che l'attuale ordinamento politico amministrativo della BiH non favorisce, anzi ostacola uno sviluppo giusto e democratico dello Stato. Ciò e una grande sfida e invito a tutti quelli che decidono circa il futuro della BiH, in primo luogo a coloro che hanno sottoscritto l'accordo di Dayton, perché facciano ancora un inevitabile e coraggioso passo affinché l'arresto dell'ingiusta guerra dieci anni fà venga finalmente coronato con la correzione della evidente pace ingiusta.

Se la comunità internazionale non vuole che la BiH resti anche in futuro un permanente focolaio di instabilità e di minaccia alla pace in questa regione, ma che si sviluppi come uno Stato civile, democratico, pluralistico (multietnico, multiculturale, multireligioso) attuando alti standard dei diritti umani e delle liberti, allora deve non solo dichiarare ciò chiaramente, ma anche intraprendere finalmente tutto il possibile affinché la BiH possa imboccare tale strada e così essere capace per la desiderata e necessaria integrazione europea. II percorso necessario perciò è la messa fuori uso dell'attuale soluzione circa la divisione del paese in due entità e di quanto non funziona nell'ordinamento politico della BiH. Ciò comporta anche il cambiamento della Costituzione della BiH quale condizione per l'auspicato e necessario inizio delle trattative per l'adesione all' Unio ne Europea. La comunità internazionale ha finora investito molti sforzi e mezzi, ma l'effetto e scarso a causa dell'attuale ordinamento politico del paese. E' evidente che non si deve continuare a procedere così, noi siamo convinti che occore fare meglio e più conforme allo scopo - per il bene comune, a patto che vi sia la volontà politica.