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BOSNIA ED ERZEGOVINA - FOCOLAIO DI INSTABILITA'
E MINACCIA ALLA PACE OPPURE FUTURO MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA
Con l'accordo di Dayton del 1995 Stato della Bosnia ed Erzegovina,
riconosciuto internazionalmente e nato dalla dissoluzione della
ex-Repubblica Socialista Federativa Jugoslava, è stato diviso in due
entità: Federazione della Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba. Tale
iniqua divisione del paese ha legittimato de facto la legge del più
forte e non la legge del diritto, il che ha avuto come risultato la non
funzionalità e la insostenibilità dell'ordinamento civile dello Stato.
Sebbene sia comunemente condivisa l'opinione nel paese e tra i
rappresentanti della comunità internazionale coinvo1ti nella
preparazione del futuro di questa terra che l'accordo di Dayton ha, si,
fermato la guerra nel paese, ma non ha portato una pace giusta e
duratura per i tre popoli costitutivi Bosniaci, Serbi e Croati, tuttavia
mo1ti uomini politici internazionali ed alcuni locali lo hanno
interpretato come "un fatto intoccabile". Perciò in questi dieci anni
dopo Dayton e mancato un serio dialogo circa i necessari cambiamenti
costituzionali atti a conseguire la desiderata pace duratura nel paese e
al tempo stesso l'idoneità del paese a entrare nell'integrazione europea
come uno Stato civile, democratico, pluralistico (multietnico,
mu1ticulturale, mu1tireligioso), con a1ti standard dei diritti umani e
delle libertà.
L'attuale ordinamento politico di questo stato mu1tinazionale secondo un
duplice standard che si manifesta nell'esistenza di tre diverse
costituzioni - due per le due entità e uno per l'intero Stato - che sono
in disaccordo tra di loro, ha come conseguenza l'impossibilità del
funzionamento della Bosnia ed Erzegovina e ne ostacola il desiderato e
necessario sviluppo democratico. Invece dello sviluppo e
dell'integrazione, secondo tutte le analisi più serie la società
bosniaco-erzegovinese si trova ora, a dieci anni dall'accordo di Dayton,
in una crisi politico-sociale pio profonda che non all'epoca della sua
sottoscrizione.
La situazione del popolo Croato
L'accettazione di tale iniquo ordinamento con cui i tre popoli
costitutivi della BiH Bosniaci, Serbi, Croati - sono collocati in due
entità politiche, e non in modo uniforme, ha danneggiato soprattutto gli
appartenenti al popolo Croato i cui rappresentanti hanno sottoscritto
sempre quanto richiesto dai rappresentanti della comunità internazionale
per porre termine alla tragedia della BiH. Sebbene siano i meno numerosi
e le vittime più grandi della guerra (USIA) - infatti il 67 % dei Croati
è stato cacciato via e finora ne è ritornato solamente il 13%, e
purtroppo sono vittime dell'accordo di Dayton perché come popolo
costitutivo non hanno nemmeno i diritti delle minoranze - I Croati quale
popolo pio antico della BiH rec1amano solo di essere equiparati nei
diritti e nei doveri agli a1tri due popoli di questo paese. Con le
disposizioni di Dayton sono stati abrogati gli accordi e i meccanismi
protettivi dell'accordo di Washington e così si è reso possibile che i
Bosniaci, nell'entità della Federazione BiH, e i Serbi nell'entità della
Repubblica Serba emanano le leggi con la semplice maggioranza, senza
riguardo alle posizioni e richieste dei Croati. Vengono convocate le
riunioni del Governo e del Parlamento e prese le decisioni senza e
contro i rappresentanti Croati negli organi del potere.
Dopo la guerra per molti anni il carattere costitutivo di ciascun popolo
veniva interpretato in tal modo che nella Repubblica Serba erano
costitutivi solo i Serbi e nella Federazione BiH solo i Bosniaci e i
Croati. Tale era la situazione fino alla sentenza della Corte
Costituzionale del 2000 che ha deciso che tutti e tre i popoli sono
ugualmente costitutivi in ogni parte della BiH. Questa decisione, però,
in pratica non viene applicata in mo1ti segmenti importanti. Per
esempio, nella BiH vengono eletti tre membri della Presidenza statale
che sono la suprema autorità esecutiva nel paese. Nella Repubblica Serba
viene eletto il membro serbo della Presidenza, nella Federazione BiH
vengono eletti il membro croato e bosniaco della Presidenza. Ciò
significa che il Croato o il Bosniaco che vive nella Repubblica Serba, e
il Serbo che vive nella Federazione BiH non hanno il diritto di essere
candidati a membri della Presidenza statale, il che è una diretta
violazione della Convenzione europea dei diritti umani la quale
definisce il diritto di ogni persona a eleggere ed essere eletta negli
organi del potere.
Con il pretesto di voler cambiare tale situazione e correggere
l'ingiustizia, l' Alto Rappresentante Wolfgang Petritsch nel 2002 cerco
di attuare la sentenza della Corte Costituzionale circa il carattere
costitutivo dei tre popoli e dichiarò ( anzi, impose) i cambiamenti
costituzionali nella Federazione BiH, e (invitò) i politici della
Repubblica Serba a fare da soli i cambiamenti cosmetici alla
costituzione della Repubblica Serba. L'applicazione di tali cambiamenti
costitutivi peggiorò radicalmente in tutta la BiH la posizione giuridica
dei Croati quale uno dei popoli costitutivi. In base all'accordo di
Dayton, nella Federazione BiH i Croati erano, almeno in linea di
principio, giuridicamente eguali perchè negli organi più alti del potere
erano rappresentati equamente come i Bosniaci. Con i cambiamenti
costituzionali di Petritsch si introduce la chiave per cui , ad esempio,
il Governo della Repubblica Serba è composto da 9 Serbi, 5 Bosniaci e 3
Croati. Dunque, tale entità resta "nelle mani" dei Serbi perché nelle
votazioni possono democraticamente prevaricare i Croati e Bosniaci presi
insieme. La posizione dei Croati in questo caso non è mutata in
relazione alle disposizioni di Dayton. La loro posizione, però, muta
completamente nella Federazione BiH, perche il Governo è composto da 9
Bosniaci, 5 Croati e 3 Serbi per cui la Federazione BiH passa "nelle
mani" dei Bosniaci. Che cosa ciò comporti nella prassi lo si vede in
occasione della emanazione di qualsiasi legge, anche di quelle di
interesse vitale per il popolo Croato. Dopo che il Parlamento della
Federazione BiH approva anche tali leggi (scuola, media, polizia...) con
la votazione a maggioranza assicurata, la legge non entra in vigore
fintanto che non venga approvata dalla Camera dei popoli della BiH, dove
i rappresentanti dei popoli hanno il diritto di veto motivandolo con gli
interessi nazionali vitali. Tuttavia, anche in questo caso la situazione
è risolta solo apparentemente, perché dopo il richiamo agli interessi
nazionali vitali di ciascun popolo non decide la Camera dei popoli ma in
ultima analisi la Commissione istituita nell'ambito della Corte
Costituzionale della Federazione BiH. Ma nella Corte Costituzionale i
membri vengono eletti in modo che il popolo maggioritario ha più membri.
Nella Repubblica Serba non è stato nemmeno istituito il Parlamento a due
Camere come invece nella Federazione BiH o come nello Stato BiH, ma
accanto al Parlamento della Repubblica Serba è stato istituito il
Consiglio dei popoli con poteri molto minori della Camera dei popoli in
BiH o nella Federazione BiH. Da ciò risulta evidente che nei Governi e
nei Parlamenti di ambedue le entità si possono prendere tutte le
decisioni senza i Croati, anche contro di essi.
L'accordo di Dayton ha concesso ai cantoni nella Federazione BiH
determinate competenze in base alle quali i Croati possono almeno in
parte praticare e realizzare il loro carattere di popolo costitutivo e
attuare l'uguaglianza giuridica in alcuni segmenti. Ma ora, dopo i
cambiamenti costituzionali imposti, il Parlamento della Federazione BiH,
in cui hanno il pieno dominio le elites politiche bosniache, emana
provvedimenti con cui continuamente toglie queste competenze. In tale
modo si minaccia indirettamente ma sostanzialmente lo status del popolo
Croato anche nella Federazione BiH (per non parlare della Repubblica
Serba). Perciò e incomprensibile la proposta della cd. "Commissione
Veneziana" che propone l'abolizione dei cantoni e il rafforzamento delle
entità. Ciò significherebbe un diretto appoggio alla divisione della BiH
nelle entità serba e bosniaca - in uno stato da cui dovrebbero sparire i
Croati che già solamente con l'accordo di Dayton e la sua applicazione
in BiH sono vitalmente ed anche biologicamente minacciati, per cui è in
questione la loro esistenza. I membri di questa e altre simili
commissioni, seguendo il percorso dell'iniquo accordo di Dayton e della
sua ancor più ingiusta attuazione, forse senza saperlo e senza volerlo
distruggono definitivamente il carattere multietnico dello Stato BiH,
dando così nuovi motivi alle tensioni nazionalistiche nei Balcani.
Oltre che a livello dello Stato e delle entità, la non uguaglianza
giuridica del popolo Croato rispetto agli altri due popoli si può vedere
anche nell'esempio della città di Mostar che e l'unico centro regionale,
economico e politico in cui i Croati potrebbero avere una (relativa)
dominazione politica quale hanno i Bosniaci a Sarajevo, Tuzla o Zenica,
e i Serbi a Banja Luka, Doboj, o Bijeljina, e questo non è un caso. A
differenza di tutte le città menzionate e di tutte le altre città e
comuni nella BiH, perché solo Mostar ha dei limiti nella
rappresentatività dei popoli costitutivi?
Si vuole un BiH come stato democratico e multinazionale?
Nella BiH si difende ed esiste oppure cade definitivamente il principio
dello stato-multiplo. Molti abitanti della Bosnia ed Erzegovina, che
sono stati espulsi e sono costretti a vivere in altri paesi, dimostrano
con il loro esempio che sono capaci di vivere negli stati democratici
bene ordinati. Tale è la convinzione anche della maggioranza della
popolazione che attualmente è rimasta ancora nel paese e che certamente
vuole ed è capace di vivere insieme per costruire questa terra come uno
stato multinazionale, multiculturale e multiconfessionale. I cittadini e
i popoli della BiH hanno il diritto ad un quadro giuridico giusto e al
sostegno non ambiguo nell'attuazione dell'uguaglianza giuridica di tutti
e tre i
popoli nonché alla garanzia di tutti i diritti e libertà umani personali
e civili.
Certamente la posizione costituzionale-giuridica del popolo Croato, e
con ciò anche degli altri due popoli nella BiH, sarà ordinata più
giustamente e qualitativamente in uno stato unitario. indiviso e
decentralizzato senza l'attuale divisione in entità. Tale marcata
decentralizzazione della Bosnia ed Erzegovina dovrebbe andare in due
direzioni: verso il livello di potere comunale e regionale. Il potere a
livello comunale dovrebbe formarsi proporzionalmente in base al
principio "un uomo un voto" e questo è il livello in cui si attuerebbe
il potere civile della società. Il potere a livello regionale o federale
dovrebbe essere limitato in modo da disporre una rappresentatività
minimale di ciascuno dei tre popoli costitutivi nel potere legislativo
ed esecutivo.
I comuni come unità amministrative esistono già e potrebbero in gran
parte continuare a funzionare nella forma attuale, mentre questo non e
il caso con le regioni. Invece di mantenere l'attuale deforme e ingiusta
sproporzione con le due entità e dieci cantoni in una di esse, si
dovrebbe procedere alla ristrutturazione del potere a livello regionale.
Uno dei possibili modelli potrebbe essere il seguente: la Bosnia ed
Erzegovina strutturata in 4 cantoni (rispettivamente regioni, province,
distretti, unità federali...): Sarajevo, Banjaluka, Mostar e Tuzla con i
confini definiti secondo criteri economici, di comunicazione e traffico,
naturali, storici, geografici e (in più) di natura nazionale. Si
potrebbero prendere, per esempio, con eventuali correzioni le regioni
come sono gia state formate dalla missione OSCE nella BiH per le
necessità della propria attività. Sarebbe tuttavia assai importante
disporre che in ciascuno dei 4 cantoni ( regioni, unità federali ecc.)
ogni popolo costitutivo debba avere almeno il 30% di partecipazione nel
potere legislativo ed esecutivo, così che i membri di un popolo non
possano mai prevaricare nella votazione sui membri degli altri due
popoli.
Conclusione
I cittadini ed i popoli della BiH nel corso della storia sono stati
spesso vittime di molti regimi totalitari e di varie dominazioni.
L'attuale popolazione di questo paese porta i traumi del comunismo che è
terminato con una crudele e insensata guerra. Quando abbiamo cominciato
a sperare nella pace e nella democrazia siamo diventati una singolare
vittima della pace ingiusta. Il decennio dopo l'accordo di pace di
Dayton ha dimostrato più che evidentemente che l'attuale ordinamento
politico amministrativo della BiH non favorisce, anzi ostacola uno
sviluppo giusto e democratico dello Stato. Ciò e una grande sfida e
invito a tutti quelli che decidono circa il futuro della BiH, in primo
luogo a coloro che hanno sottoscritto l'accordo di Dayton, perché
facciano ancora un inevitabile e coraggioso passo affinché l'arresto
dell'ingiusta guerra dieci anni fà venga finalmente coronato con la
correzione della evidente pace ingiusta.
Se la comunità internazionale non vuole che la BiH resti anche in futuro
un permanente focolaio di instabilità e di minaccia alla pace in questa
regione, ma che si sviluppi come uno Stato civile, democratico,
pluralistico (multietnico, multiculturale, multireligioso) attuando alti
standard dei diritti umani e delle liberti, allora deve non solo
dichiarare ciò chiaramente, ma anche intraprendere finalmente tutto il
possibile affinché la BiH possa imboccare tale strada e così essere
capace per la desiderata e necessaria integrazione europea. II percorso
necessario perciò è la messa fuori uso dell'attuale soluzione circa la
divisione del paese in due entità e di quanto non funziona
nell'ordinamento politico della BiH. Ciò comporta anche il cambiamento
della Costituzione della BiH quale condizione per l'auspicato e
necessario inizio delle trattative per l'adesione all' Unio ne Europea.
La comunità internazionale ha finora investito molti sforzi e mezzi, ma
l'effetto e scarso a causa dell'attuale ordinamento politico del paese.
E' evidente che non si deve continuare a procedere così, noi siamo
convinti che occore fare meglio e più conforme allo scopo - per il bene
comune, a patto che vi sia la volontà politica.
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